IL RESTO DEL CARLINO: La dignità del passato dal paese al grande schermo Il Cacciatore di Anatre, film corale dei massesi

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FINALE L’ANTEPRIMA NAZIONALE IL 5 FEBBRAIO AL TEATRO SOCIALE
Se lo si volesse accostare a film celebri, per emozioni e stati d’animo, “L’Albero degli Zoccoli” di Ermanno Olmi e “Novecento” di Ermanno Bertolucci sarebbero i riferimenti ideali. “Il Cacciatore di Anatre”, una produzione Novantaseidodici CinemaLine, è il lungometraggio firmato dal regista 53enne Egidio Veronesi, che debutterà in anteprima nazionale al Teatro Sociale di Finale il 5 febbraio, con due proiezioni gratuite, alle 20.45 e alle 22.30. Una produzione corale, che ha visto il contributo sul set di una intera comunità, quella di Massa, con oltre duecento tra attori e comparse.

Dottore commercialista di giorno, e regista per passione. Veronesi, ha sbagliato mestiere?
“No, anzi. Il cinema è da sempre la mia passione. Sono tra i fondatori dell’Associazione Novantaseidodici di Massa Finalese, e nel ’96 ho iniziato a scrivere e dirigere spettacoli di rievocazione storica in stile “son et lumiere”, con integrazione di parti recitate e proiezioni multimediali”.

Veniamo al suo ultimo lavoro, già presentato in Francia, al festival “Rencontres du Cinema Italien de Toulouse” dove ha ricevuto gli applausi del pubblico e dei critici. Cosa racconta?
“Innanzitutto è un film frutto dell’unione di tante risorse e della collaborazione con numerose compagnie teatrali, enti pubblici e associazioni di volontariato di Finale, San Felice, e di tre comuni del Basso mantovano, Quingentole, Borgofranco sul Po, Felonica. Siamo nel ’42. Il fronte della guerra è ancora lontano e in un piccolo paese di provincia, Mario e i suoi amici vivono spensierati gli anni della giovinezza. Ognuno ha un proprio sogno da realizzare , ma l’arrivo della guerra e le disavventure della vita finiranno ben presto per travolgere i loro destini”.

Una storia vera?
“No, una vicenda di pura fantasia. Uniche eccezioni il pittore Ligabue e il meno conosciuto Tajadela, cantastorie che si esibiva con la fisarmonica nelle sagre di paese in coppia con il clarinettista cieco Nadir Bernini, cantando “Vincere” mentre camminava all’indietro. Erano personaggi affascinanti dei quali ho avuto testimonianze dirette. Troppo belli per non farli incrociare con i protagonisti dei film”.

Un film sulla vita?
“Sulla vita e sui sentimenti. Forse “leggero”, senza particolari pretese, se non quella di voler rappresentare il punto di vista di persone semplici, ma che sanno vivere con grande coraggio e dignità”.

Viviana Bruschi

21-01-2011 iL Resto del Carlino